#OccupayISBN: la mia esperienza

In questi giorni sta facendo molto discutere il caso di ISBN Edizioni. Come è noto, l’editore Massimo Coppola, ora tornato alla direzione di Rolling Stone, è stato violentemente attaccato su Twitter da vari traduttori e autori che non sono stati pagati per il loro lavoro, e dai loro simpatizzanti. Coppola si è difeso con un’accorata lettera aperta sul sito della casa editrice descrivendosi come vittima di un attacco ingiusto, e sostenendo di avere fatto tutto il possibile per pagare i creditori. Lettera che gli è fruttata espressioni di solidarietà da parte di persone che lo ritengono un capro espiatorio per una crisi editoriale inevitabile. Il testo dice tra l’altro:

Dal Giugno 2014 abbiamo cominciato a interrompere i rapporti con dipendenti e collaboratori fissi. Siamo passati da 9 a 7, poi a 5 a settembre, a Ottobre 2014 erano 3, infine a 1. […] Dal Giugno del 2014 abbiamo usato il denaro con questo metodo: innanzitutto pagare dipendenti e collaboratori fissi, che ad oggi hanno tutti avuto quel gli spettava. Subito dopo abbiamo pagato, a volte a rate, autori e traduttori, fino al Gennaio 2015, quando le risorse si sono completamente esaurite. Abbiamo quindi dato la precedenza proprio a autori e traduttori, senza riuscire tuttavia a soddisfarli tutti. Il criterio utilizzato è stato il seguente: precedenza ai debiti più vecchi.

A questo punto credo che sia illuminante raccontare la mia esperienza personale con ISBN. Nel luglio 2014 mia moglie ed io, ignari di quanto stava avvenendo (nonché, bisogna dirlo, confidando nella buona reputazione che l’editore si era guadagnato fino a poco prima) ci siamo proposti alla casa editrice come collaboratori. Di solito quando ci si fa avanti passano diversi mesi prima che ci sia un’opportunità di collaborare, e non è raro che prima di cominciare vengano richieste prove di traduzione. ISBN, invece, ci propose un libro nel giro di un paio di giorni, e da tradurre con estrema urgenza: doveva uscire a ottobre, e perciò il lavoro andava consegnato ai primi di settembre!

Il testo era davvero molto bello e interessante. Il tempo era poco, ma ci accordarono senza problemi un aumento di tariffa, per cui accettammo, lavorando anche durante le vacanze per rispettare la data di consegna. La traduzione fu consegnata regolarmente, fu corretta a tempo di record da redattori molto competenti, e finì effettivamente sugli scaffali delle librerie a fine ottobre. Il primo segnale che qualcosa non andava fu il mancato arrivo delle copie di spettanza. Quando le sollecitammo, si scusarono dicendo che la persona che doveva occuparsene non lavorava più lì. A febbraio il pagamento pattuito non arrivò. Alle nostre interrogazioni fu risposto che la casa editrice era in crisi, ma stava tentando di pagare tutti i collaboratori e ci avrebbe fatto avere al più presto un piano rateale di rimborso. Il piano non arrivò mai. Alle nostre ulteriori sollecitazioni, una gentile impiegata rispondeva che attendeva una risposta dal signor Coppola, che però al momento non era reperibile.

Ora, io capisco che il mercato editoriale sia in crisi. Riconosco che quando la crisi colpisce sia possibile essere in buona fede e ritrovarsi impossibilitati a pagare i creditori pur volendolo fare. Tuttavia faccio notare al signor Coppola, che si ritiene vittima di un attacco “ingiusto e disinformato”, e ai suoi elogiatori, che ISBN ha commissionato un lavoro a dei nuovi collaboratori in un momento in cui, per sua stessa ammissione, aveva già cominciato a licenziare i dipendenti ed era in difficoltà a pagare i debiti pregressi. Credo che la cosa si commenti da sé.

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