Archivi del mese: agosto 2007

Mai più senza

I jeans per calci rotanti di Chuck Norris.

Chuck Norris Action Jeans

Grazie ad Haymar per la segnalazione.

Share

Chiusura fuzzy

Aperto per ferieSto partendo per le ferie.
Visto che starò via solo due settimane, che conto di aggiornare comunque il blog un paio di volte, e che ultimamente ho scritto in modo molto irregolare, suppongo che il periodo di ferie sarà indistinguibile dalla gestione normale.
Comunque, saluti a tutti.

Share

Azzurro, questo parcheggio è troppo azzurro…

Divieto di sostaA Milano, in quasi tutte le zone, i parcheggi liberi sono scomparsi da tempo. Esistono solo i parcheggi per residenti, gialli (dove non puoi parcheggiare in nessuna ora del giorno se non hai il contrassegno di zona) e quelli a pagamento, azzurri (dove devi utilizzare "gratta e sosta" per cifre esorbitanti, a tutte le ore del giorno e, spesso, anche la sera). La cosa è già molto fastidiosa nel corso dell’anno, ma lo diventa particolarmente in agosto, quando la città si svuota e in ogni angolo ci sono parcheggi liberi, ma le regole rimangono le stesse di sempre.
Due anni fa il Comune aveva accettato, dietro grande pressione popolare, di rendere gratuiti i parcheggi azzurri almeno nelle due settimane centrali d’agosto. L’anno scorso la misura è stata limitata a pochissime zone. Quest’anno, sembra, non se ne farà nulla.
I parcheggi a pagamento hanno senso per regolare l’accesso a una risorsa scarsa come lo spazio per la sosta, e per incoraggiare i cittadini a usare i mezzi pubblici per limitare il traffico. Quando i parcheggi abbondano, il traffico è scarso è i mezzi pubblici procedono a orario ridottissimo, continuare a far pagare la sosta non ha giustificazione, se non quella di lucrare su quei pochi che rimangono in città in agosto. Che non sono certo i ricchi.

Share

Libro: Storia controversa dell'inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo

Storia controversa dell'inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondoMi sono fatto mandare questo libro per lavoro, in quanto avevo bisogno di recensirne alcuni che fossero in qualche modo collegati con l’autunno o con il vino, e da una ricerca su IBS è uscito il suo titolo. Si è fatto attendere (grazie alle Poste che se ne sono persa una copia) e intanto ho potuto accorgermi delfatto che si tratta di un libro alla moda, consigliato da D’Orrico sul Corriere. E qui ho cominciato a temere seriamente la sòla, in primo luogo perché il critico non è nuovo al propagandare libri discutibili, ma soprattutto perché, come da fascetta nelle librerie, ha definito l’autore come "il Philip Roth italiano". Il che mi fa venire i brividi. Perché di Philip Roth italiano ne abbiamo già avuto uno di recente (Alessandro Piperno, il cui libro a mio avviso non è niente di che). E poi perché espressioni come "l’Ellroy italiano", "il DeLillo italiano" sono di solito garanzia di un libro tutta apparenza e niente sostanza. Ebbene, per una volta i miei timori non erano fondati: Storia controversa… è un libro molto godibile e, soprattutto niente affatto pretenzioso.

Il protagonista è Riccardo, un antropologo fallito che vive alle spalle della moglie, che però lo cornifica. In cerca di riscatto, incontra un vecchio compagno di scuola, che è diventato uno degli uomini più ricchi d’Italia, ma ha un cruccio: un conte squattrinato ma fascinoso gli ha appiccicato addosso l’etichetta di "principe dei cafoni". Per vendicarsi vuole ad ogni costo riuscire a far sì che il vino Aglianico che produce risulti migliore di quello prodotto dal conte. E Riccardo, guarda caso, ha la possibilità di aiutarlo…

Storia controversa… è scritto con uno stile solido e piacevole, frasi lunghissime e attentamente calibrate che tuttavia mantengono la naturalezza della colloquialità. Ed è, soprattutto, un libro divertente, che strappa il sorriso e spesso anche la risata vera e propria, spargendo a piene mani su tutti i suoi personaggi indistintamente un allegro e distruttivo cinismo. Forse questa sua imparzialità è un po’ anche il suo limite: la sua rappresentazione dell’Italia come Paese in cui ogni cosa si riduce da sempre al conflitto tra ladri ricchi e ladri poveri è un po’ riduttiva, anche se notevolmente efficace. Comunque sia, il libro si legge con piacere, direi addirittura che si divora, grazie a tanti personaggi perfettamente riusciti e a una struttura sapiente che gestisce con leggerezza anche numerosi flashback in diverse epoche storiche. A volergli trovare un difetto, forse il finale risulta un tantino deludente. Dopo un così grande lavorio per ricostruire nei secoli l’ascendenza dei personaggi principali, ci si aspetterebbe un’apoteosi conclusiva, invece tutto finisce in modo rapido e poco appariscente. Inoltre il tema della vendetta attraverso i secoli appare poco sviluppato e, in definitiva, in contraddizione con lo spirito di fondo dell’opera, che con la giustizia non ha nulla a che spartire. Ma sono dettagli: è un libro riuscito e ottimo da portare sotto l’ombrellone. Anche se non è Philip Roth (o forse proprio per questo).

Share

Libro: Dalla parte del torto

Dalla parte del tortoLa cosa che impressiona favorevolmente in questo libro è la ricerca stilistica, che è indubbiamente notevole. I modelli sono elevati (si comincia citando Tolstoj, tanto per mettere le cose in chiaro), e c’è un apprezzabile tentativo di creare una scrittura allo stesso tempo densa e rapida. Purtroppo, proprio perché i mezzi dell’autrice appaiono ben sviluppati, a maggior ragione si rimane rapidamente delusi scoprendo che la storia gialla che viene raccontata ha pochissimi rapporti con la realtà, la logica e il buon senso.
La stessa autrice sente il bisogno di giustificarsi con una nota finale in cui dichiara che la "trasposizione surreale di personaggi e procedure" è "frutto della necessità di raccontare questa storia". Ma è una giustificazione che non regge. Il surreale, per esistere, ha bisogno di una realtà solida da cui potersi distaccare. La realtà costruita dalla Bucciarelli, invece, scricchiola e traballa a ogni pagina. La sola cosa che "tiene" bene è la descrizione di quella società "fighetta" e snob che ruota intorno al mondo dell’arte milanese, che è molto convincente è che probabilmente è l’unico argomento che preme davvero all’autrice. Il resto è pura invenzione. Per fare qualche esempio, le indagini vengono gestite da una poliziotta che ha un grado da sottufficiale di basso rango (ispettore capo), ma invece si sposta in elicottero destando timore reverenziale negli inferiori. Come collaboratori non usa poliziotti, ma quattro civili amici suoi, una copywriter, un pittore, un fotografo e un direttore d’orchestra, che si occupano di tutto, compresi interrogatori e pedinamenti (e, a parte l’assoluta illegalità e irrealtà di tutto questo, non si capisce come possano svolgere i loro lavori ufficiali se sono impegnati giorno e notte a indagare gratis). Se fosse solo questo, lo si potrebbe ancora tollerare, di investigatori bizzarri ce ne sono molti nella storia del giallo. Il problema è che tutto il resto è altrettanto incongruo, persino le reazioni emotive delle persone sono spesso incomprensibili o fuori misura, e i loro atti a volte totalmente privi di una motivazione logica.
Concludendo: va bene lo stile, ma anche in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, che è il modello di stile per eccellenza, la storia gialla c’è e le motivazioni dei personaggi sono reali e tangibili. In Dalla parte del torto, invece, tutto sembra messo lì unicamente per permettere all’autrice di fare sfoggio di arguzia e dipanare le sue teorie sull’universo. Mi spiace, ma non funziona proprio.

Share

Pubblicità

Dolce&BabbanaScusate, non ho saputo resistere!

Share