Archivi del mese: ottobre 2009

Film: Baarìa

Ba'ariaIspirato alla vera storia del padre del regista, Ba’aria (dialettale per Bagheria) racconta la storia di Peppino che, nato in un umilissima famiglia siciliana, riuscirà a trovare l’amore, a costruirsi una famiglia e arriverà a candidarsi al Parlamento con il Partito Comunista, alternando trionfi ad amarezze e delusioni.
Spiace parlar male di un film come Baarìa, perché la sua qualità produttiva è talmente elevata che non sembra neppure un film italiano. La qualità della ricostruzione storica della Sicilia è semplicemente eccelsa, e gli attori vanno tutti da bravo a bravissimo anche nelle più piccole parti (beh, va bene, la Bellucci si limita a farsivedere seminuda e avvinghiata a un muratore; ma che pretendiamo di meglio? )..
Al di là di questo, però, si stenta a trovare un senso al film. Tornatore procede affastellando episodi su episodi, spesso azzeccando gag divertenti che alleggeriscono la lunghissima durata del film (quasi tre ore), ma che spesso ricadono nell’oleografico, nel macchiettistico o nel semplicistico, e ai quali manca comunque uuna direzione generale che porti il film da qualche parte. Accompagnato da una colonna sonora incessante e roboante di Morricone, Ba’aria spesso perde completamente il senso della misura, con insistite autocitazioni e pesanti metafore e simbologie che nulla aggiungono all’insieme. Peccato.

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Punti di vista

Rickey MedlockeQualche mese fa ho intervistato Rickey Medlocke dei Lynyrd Skynyrd. Gli ho chiesto tra l’altro se la sua band fosse ancora molto orientata politicamente come era negli anni ’60. Mi ha risposto in primo luogo dicendomi che quando si è giovani si è radicali e si pensa di dover cambiare il mondo, ma poi invecchiando si capisce che le cose non sonomai bianche o nere, anche se ovviamente anche oggi i membri della band hanno opinioni politiche. Poi ha aggiunto che il titolo del nuovo album è God & Guns, e che ovviamente tutti avrebbero pensato che si tratta del solito immaginario da redneck, ma in realtà se si leggono bene i testi si capisce che il vero messaggio del disco è il disco parla soprattutto di speranza e di fede, fede di poter viver da persone libere, in un mondo migliore. Infine mi ha detto di avere per buona parte sangue indiano, e di avere imparato dai suoi progenitori indiani che esiste una spiritualità che è universale per l’uomo e che si può trovare in ogni luogo. Infatti lui era appena stato a visitare il Cenacolo di Leonardo Da Vinci e aveva percepito le energie che provenivano da quell’affresco. Insomma, era quasi riuscito a convincermi che i Lynyrd Skynyrd fossero un gruppo new age.
Oggi mi è arrivata la copia ufficiale del disco coi testi. Che sono cose del tipo:
I overheard an old man
Tell a young soldier “thanks”
The young soldier hung his head and said “it’s hard to believe
You’re the only one who took the time to say a word to me”
And the old man said…

That ain’t my America
That aint this country’s roots
You wanna slam old Uncle Sam
But I ain’t letting you
I’m mad as hell and you know I still bleed Red, White, and Blue
That ain’t us
That Ain’t My America

It’s to the women and men who in their hands hold a Bible and a gun
And they ain’t afraid of nothing, when when they’re holding either one
.
Oppure:

Oh there’s a time we’d not forgot
You could rest all night with your doors unlocked
But there ain’t nobody safe no more
So you say your prayers and you thank the Lord
For the peacemaker in the dresser drawer


God and guns kept us strong
That’s what the country was founded on
Well we might well give up and run
If we let’em take our God and guns

Come dire? Basta capirsi…

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Libro: Il patto di Mezzanotte

Agorà è una città circondata dal nulla, divisa in quartieri che prendono i nomi dei segni zodiacali, dove tutto si può vendere e comprare, anche le emozioni, estratte dalle persone da appositi macchinari alchemici. Mark è un ragazzino che, vista la propria famiglia sterminata da un’epidemia, venduto dal suo stesso padre, viene salvato da un medico che letteralmente lo compra per farne il suo assistente. Ma chi davvero aiuta Mark atrovare il coraggio di andare avanti è Lily, ragazza poco più grande di lui, anche lei di proprietà della stessa famiglia. Separati quasi subito, Mark e Lily tentano ciascuno per suo conto di sopravvivere in una società che non perdona nulla ai poveri e ai deboli. Si reincontreranno in circostanze drammatiche, interferendo con le azioni di una società segreta…

Il patto di mezzanotte è un fantasy atipico, dove non ci sono elfi, orchi o altre creature fatate, non ci sono oggetti cruciali da cercare, proteggere o distruggere, e non è in corso nessuno scontro epocale tra il Bene e il Male. Lo si potrebbe definire un fantasy dickensiano: come in David Copperfield o Oliver Twist, assistiamo alle peripezie di un giovane coinvolto nelle ingiustizie di una società che, sullo sfondo, né commette di molto più terribili. Scritto da un venticinquenne (con una professionalità che gli scrittori fantasy italiani in erba possono solo sognarsi) ha tra i pregi soprattutto un’ambientazione interessante, che sconfina quasi nel fantascientifico (la città di Agorà somiglia quasi a un esperimento sociale di liberismo sfrenato, e non è detto che nei prossimi romanzi non si riveli tale), oltre a personaggi non banali. Ha anche dei difetti. In primo luogo una scrittura a volte un po’ ripetitiva e scontata nei suoi effetti. Ma soprattutto, l’autore non scopre tutte le sue carte, lasciando alcune cose nell’ombra, pronte per essere svelate nell’inevitabile seguito.

Il romanzo ha anche una particolarità: l’ho tradotto io, insieme a mia moglie Silvia Castoldi. Vi invito dunque a leggerlo e a dirmi cosa ne pensate.

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