Le mie (tante) interviste

Sono diventato ufficialmente giornalista nel 2005, più di vent’anni fa (ma quando ho passato l’esame di Stato lavoravo come giornalista già da diversi anni; e giocavo a fare il giornalista già da molto prima, fin da quando, in quarta elementare, producevo e vendevo un mio giornalino personale).

In tutti questi anni di carriera ho intervistato una quantità spaventosa di persone. È il bello di questo lavoro: non solo ogni giorno incontri gente nuova, ma sei anche autorizzato a fare domande per soddisfare le tue curiosità! È sicuramente molto appagante, almeno per me.

Non tutte queste interviste sono meritevoli di essere tramandate ai posteri, anzi, sicuramente la maggior parte ha perso qualunque interesse poco dopo essere stata realizzata. E tuttavia, guardandomi indietro, mi sono reso conto che nel mio carnet c’è oltre un centinaio di interviste a personaggi noti, a volte anche famosissimi, che può essere interessante rileggere anche a distanza di anni.

Un archivio a vostra disposizione

E così ho deciso di raccogliere tutte insieme in una pagina apposita di questo blog: che fossero su carta, su web o in video, raggruppate per settore.

Mettere insieme tutto questo materiale non è stato affatto facile. Questa operazione mi ha insegnato una cosa: che, nonostante viviamo in un’epoca in cui è teoricamente facilissimo conservare e riprodurre i dati, in pratica tantissimo materiale finisce per scomparire quasi del tutto, anche quando è stato diffuso a un pubblico enorme.

Per esempio: un buon terzo delle mie interviste sono state realizzate per il quotidiano online L’Indro, che un giorno è scomparso nel nulla con tutti i suoi archivi. Parte dei testi li ho recuperati dai miei archivi personali, altri usando strumenti come Internet Archive, uno è ancora mancante. Ma anche per le interviste uscite su carta vale lo stesso discorso: ho scoperto che riviste che dieci anni fa avevano una tiratura enorme oggi sono state mandate al macero anche nelle biblioteche, e non sono disponibili nemmeno in forma digitale.

Sono contento perciò di avere messo insieme questo piccolo archivio, che salverà almeno temporaneamente dall’oblio il frutto di tante mie fatiche.

Le mie interviste del cuore

Volete sapere quali interviste mi sono rimaste più impresse, in positivo o in negativo?

  • La mia prima intervista professionale: Quella a John Chowning e Jean Claude Risset, due musicisti elettronici. Ringrazio ancora il compianto maestro Gian Felice Fugazza, allora direttore di SM – Strumenti Musicali, per avermi dato fiducia. Non era un’intervista facile, dato che avevo solo un’idea molto vaga delle attività musicali dei due, e infatti Chowning respinse i presupposti di alcune mie domande. Notare che, nella mia assoluta ingenuità professionale, trascrissi tutto così com’era, senza minimamente cercare di nascondere la mia impreparazione! Comunque sia, l’intervista fu pubblicata. Non immaginavo quante altre ne sarebbero seguite.
  • La mia prima intervista a un personaggio famoso: Quella a Fish, ex cantante dei Marillion. Lo incontrai nella hall di un hotel di corso Buenos Aires a Milano, che ora non esiste più. Un tipo davvero simpatico e alla mano. Unico problema: feci davvero fatica a decifrare il suo accento scozzese. Mi rimarrà per sempre il dubbio di non aver capito bene quello che mi disse!
  • Il personaggio intervistato più celebre: Qui ci sarebbe molto da discutere su chi sia, ma propenderei per Ian Anderson dei Jethro Tull (sebbene anche l’attore di Star Trek Walter Koenig e Pippo Baudo siano ottimi candidati). Lo intervistai per telefono, e credo di non essere mai stato così emozionato per un’intervista, né prima né dopo. Lui è veramente un personaggio affascinante, e nell’intervista continuò a saltellare da un registro erudito a uno popolare, come se fosse un professore e un hooligan fusi nella stessa persona.
  • L’intervista più da “fanboy”: Quella a Steven Wilson dei Porcupine Tree, che mi rilasciò su un palco in una piazza di Vigevano durante le prove per un suo concerto, nel momento in cui ero in fissa totale per la sua musica: non potevo credere in tanta fortuna! Purtroppo però dovetti subito accorgermi che Steven non è esattamente un tipo cordiale: esordii chiedendogli del suo taglio di capelli (con il che volevo anche sottolineare di averlo visto in concerto anche l’anno prima), e lui mi rispose solo con un’occhiataccia che mi convinse a riportare l’intervista sul piano tecnico. 😀
  • L’intervista più impersonale: Quella a Robert Kirkman, autore di The Walking Dead. Non per colpa sua. Lo intervistai via telefonata intercontinentale, attraverso un assurdo sistema di prenotazione automatico che mi concedeva pochi minuti di conversazione prima di passare a un altro intervistatore. L’audio era a mala pena udibile. Stabilire un contatto in quelle condizioni fu davvero un’impresa. Per giunta l’intervista dovette essere spalmata su due testate diverse, a causa di un accordo di marketing.
  • L’intervista più intima: Quelle ad Amanda Palmer. La prima volta che la incontrai fu al Transilvania Live di Milano durante le prove di un suo concerto (lei tra l’altro aveva una gamba rotta per un incidente stradale), e già lì mi fece sentire quasi come uno di casa: facemmo una lunghissima chiacchierata, in mezzo ai suoi musicisti che scherzavano e si lanciavano battute salaci. Ma la seconda volta fu ancora più incredibile: la incontrai una mattina al Vinile, un locale di Milano, alla presenza solo di una sua assistente, e dopo l’intervista lei canto per me tre canzoni, che io avevo il compito di registrare per conto di Repubblica XL. Ebbene sì: ho avuto la fortuna di assistere a un concerto privato, di Amanda, che eseguì solo per me al pianoforte The Killing Type e The Bed Song e all’ukulele The Ukulele Anthem. Per colmo di sfortuna, di quelle registrazioni non esiste più traccia: sono sparite dal mio computer per il crash di un hard disk, e sono sparite anche dal sito di XL. Nondimeno, il ricordo è indelebile: quante persone possono dire che una rockstar ha cantato dal vivo solo per loro?
Marco Passarello e Amanda Palmer seduti su un divano, lei con la testa appoggiata sulla spalla di lui. Accanto ad Amanda è appoggiata una stampella.
Io con Amanda Palmer in occasione della prima intervista
  • L’intervistato più ostile: Sicuramente Mike Portnoy dei Dream Theater. Iniziai chiedendogli cosa c’era di diverso nel nuovo album, e mi rispose “Niente, la solita merda”. Dopodiché proseguì polemizzando con ogni singola domanda che gli feci, nonostante mi fossi ben preparato per l’intervista. Ma non credo che ce l’avesse con me in particolare: doveva essere stufo della band, infatti poche settimane dopo annunciò l’uscita dal gruppo.
  • L’intervistato dall’immagine più fuorviante: Direi Iggor Cavalera, batterista di Sepultura e Soulfly. Lo incontrai nel tour bus poco prima di un concerto all’idroscalo di Milano. Quando mi trovai di fronte questo ragazzo tutto tatuato e dall’aspetto truce, il primo pensiero che mi venne in mente fu che mio padre, ufficiale dei Carabinieri, se lo avesse incontrato lo avrebbe arrestato sulla fiducia, basandosi solo sull’aspetto. Invece bastarono pochi minuti di conversazione per rivelare una persona pacata, gentilissima e umile, e un artista poliedrico. Ne ho un bellissimo ricordo.
  • L’intervistato più professionale: Alessandro Robecchi. Mi disse che non aveva tempo per un’intervista dal vivo o al telefono, e di spedirgli le domande per iscritto. Mi rassegnai, convinto che l’intervista ne sarebbe uscita scialba e legnosa. E invece nel giro di pochissimo mi rispedì le risposte: brillanti, colloquiali, della giusta lunghezza, in pratica non richiedevano alcun editing. Forse dovevo aspettarmelo da un collega giornalista. Comunque, chapeau!
  • L’intervistato che mi ha intimidito di più: Lo ammetto: Pippo Baudo. Lo intervistai per telefono a fine carriera, quando aveva già da tempo lasciato la RAI. Aveva un vocione roboante e arrochito che mi dava costantemente l’impressione che fosse sul punto di perdere la pazienza e mandarmi al diavolo. Fortunatamente non lo fece. 😉

Buona lettura!