Un piccolo ripasso di diritto costituzionale

Corre voce che in Italia, con l’avvento del governo Monti, sia stata sospesa la democrazia rappresentativa.

Che questa tesi possa essere sostenuta da berlusconiani e leghisti, non c’è da meravigliarsi. Costoro, infatti, sostengono da tempo che l’unico governo che rispetta la cosiddetta “volontà popolare” è quello che nasce subito dopo le elezioni. Se per caso questo governo dovesse cadere, si crea una situazione sanabile solo con nuove elezioni. Qualsiasi governo nasca dopo la caduta del primo, per loro è un golpe, un tradimento, una pugnalata alla democrazia (se invece un deputato cambia casacca, dietro offerta di denaro o di incarichi, per sostenere un governo che non sosteneva all’inizio, a quanto pare per loro non è un problema; ma non divaghiamo). Preoccupa però che ora questi discorsi si sentano fare anche nel campo antiberlusconiano. Per esempio, Antonio Padellaro usa esattamente gli stessi argomenti.
Lo dico senza mezzi termini: queste sono corbellerie, senza alcun fondamento né di diritto, né di fatto. La Costituzione italiana prevede che il Presidente della Repubblica nomini un presidente incaricato, e che questo chieda la fiducia al Parlamento, ed è quello che è successo col governo Monti né più né meno che con qualunque altro governo italiano dal 1948 ad oggi. Chi sostiene che il non andare a elezioni equivalga a una sospensione della democrazia, in pratica nega che la Repubblica italiana sia mai stata una democrazia, e nega che lo siano anche gran parte delle democrazie moderne, inclusa la più antica, quella britannica, dove Margareth Thatcher fu sostituita dal Parlamento nonostante avesse trionfalmente vinto le elezioni due anni prima.
Il governo Monti può piacere o meno, così come può dispiacere il fatto che i partiti siano stati costretti ad accettarlo dalla pressione dell’emergenza. Ma si è trattato comunque di una libera scelta del Parlamento, che può revocarla in qualsiasi momento. Non c’è stata alcuna violazione delle regole democratiche, ed è irresponsabile sostenere il contrario. Anzi, se siamo riusciti ad avere un governo con la fiducia del Parlamento in queste circostanze, vuol dire al contrario che la nostra democrazia ha funzionato benissimo.
La democrazia rappresentativa prevede che a prendere le decisioni siano per l’appunto i nostri rappresentanti, i parlamentari, ed implica che questi possano prendere decisioni che non era possibile prevedere quando sono stati eletti. Incluso un cambio di governo. Una democrazia in cui ci si deve continuamente appellare direttamente al popolo per avere legittimità non è rappresentativa. Ê plebiscitaria, ed è tutta un’altra cosa. Se Berlusconi è riuscito a indurre anche i suoi oppositori a confondere la democrazia col plebiscito, vuol proprio dire che ha avvelenato questo Paese nel profondo.
 

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7 risposte a “Un piccolo ripasso di diritto costituzionale

  1. Secondo la costituzione italiana non viene eletto il primo ministro ma il parlamento. Tuttavia, è anche vero che le ultime leggi elettorali hanno istituito una riforma “de facto”; l’elettore votava per il primo ministro. A questo avrebbe dovuto seguire una riforma della costituzione, invece ci siamo ritrovati in una situazione ibrida. È vero, come dici, che secondo la costituzione è del tutto legale cambiare primo ministro. Ma è anche vero che gli elettori hanno votato un governo presieduto da Berlusconi, mentre una volta votavano DC o PCI. La legge sostiene il tuo ragionamento, ma lo spirito sostiene il loro. Ammetto senza troppi problemi che se il premier fosse stato una persona “normale” e non Berlusconi forse sarei stato d’accordo con loro anch’io.

    • Io dico innanzitutto che un buon modo per uscire dal berlusconismo sarebbe anche quello di ricominciare a pesare le parole e a non dar loro significati diversi da quello proprio. Si è liberi di pensare che ci fossero soluzioni più giuste e rispettose della volontà degli elettori rispetto al governo Monti. Tuttavia, se dici che in Italia è stata sospesa la democrazia rappresentativa, dici ben altro: che in Italia c’è stato un golpe, e qualcuno ha violato la legge con un atto di forza. Questo semplicemente non è vero, e penso sia irresponsabile spingere la gente a pensarlo.
      Quanto allo “spirito” della legge, direi che la questione è discutibile. Berlusconi e soci volevano l’elezione diretta del premier, o addirittura una Repubblica presidenziale. Però questa riforma non è mai andata in porto, anzi: la nuova Costituzione da loro proposta fu sonoramente bocciata dagli elettori con un referendum. L’unica cosa che passò è la possibilità di indicare il nome di un candidato premier all’interno dei simboli elettorali. Ma la Costituzione non è stata modificata, quindi in linea teorica il Presidente della Repubblica potrebbe anche dare l’incarico a una persona diversa rispetto a quella sostenuta dalla coalizione vincente. Insomma, un pasticcio all’italiana, e un altro lascito avvelenato dell’era Berlusconi, che ha introdotto questo elemento dissonante nel sistema elettorale senza peraltro avere la capacità di cambiarlo sul serio. Io penso che sia molto pericoloso (e, questo sì, eversivo) pretendere che una riforma sia avvenuta “di fatto” senza aver cambiato le leggi. Se si vuole l’elezione diretta del premier, si cambi la Costituzione (con tutte le garanzie che questo prevede, maggioranza di due terzi, doppia lettura, referendum confermativo), e non si pretenda di averla già cambiata quando in realtà si è fatta solo una modifica puramente simbolica alla legge elettorale.
      Peraltro, io penso che la situazione attuale sia proprio la prova che l’elezione diretta del premier sia una forma di governo discutibile e pericolosa. Una singola persona può dimostrarsi inadeguata a governare (e Berlusconi lo ha dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio), e sostituirla può essere troppo urgente per poter aspettare la conclusione di sei mesi di campagna elettorale. La bontà di un sistema si riconosce nelle emergenze, e Napolitano è riuscito a usare il “vecchio” sistema per risolvere la situazione rimanendo nell’ambito della Costituzione. Se avessimo avuto un Berlusconi eletto dal popolo e inamovibile, saremmo andati al disastro. Credo che non ci sia miglior prova che l’elezione diretta del premier sia da dimenticare.

  2. Non concordo con quanto detto da Sosio. Alche altri partiti, oltre al PDL, alle ultime elezi0ni hanno indicato in scheda elettorale il nome del candidato presidente oltre al simbolo del partito, MA NON TUTTI. Fate una ricerca online per vedervi le schede.
    Tale indicazione non è obbligatoria, anzi è completamente facoltativa. Puoi mettere un simbolino, una scritta, una sigla, il disegno di un pitone o di un cammello o la scritta “W il Pitale”. Alcuni hanno scritto “Taldeitali Presidente”. Ma non ha nessun valore. La riforma elettorale (fatta da qualcuno che l’ha egli stesso definita PORCATA, pur volendo ora tornare subito alle urne) non ha cambiato il dettato Costituzionale. Anzi, che l’elettore non possa scegliere il nome del proprio candidato per Camera e Senato ma sia costretto ad accettare che il proprio voto venga assegnato ad una lista in base ad una scelta altrui, ecco, questo potrebbe forse essere anticostituzionale, di sicuro rappresenta male la Democrazia rappresentativa.
    L’indicazione del Presidente è ora utilizzata per fare propaganda ma senza alcuna base legale, men che meno costituzionale.

  3. Marco ha ragione al 100% quando dice che la democrazia rappresentativa non sia stata sospesa, sia dal punto di vista del diritto che da quello (correttamente sottolineato) del significato delle parole! Cio’ non toglie che il voto tramite il porcellum (ma pure il mattarellum) sia piuttosto blindato dai partiti e molto meno rappresentativo di quanto non sarebbe l’uninominale puro, pertanto potremmo definirla una “democrazia a rappresentativita’ limitata” 😉
    Marco colgo l’occasione di questo post per segnalarti un refuso nella tua bio, c’e’ un DATTO invece che FATTO.
    Ciao
    L’Antico

  4. Valerio Guagnelli S.

    tutto ciò che hai scritto è vero, ma un po’ troppo tranchant. Il fatto che il governo monti sia “costituzionale” non significa che non possa essere criticato. Il concetto di democrazia è alquanto opinabile.
    Ma sicuramente è superficiale e sbagliato dire che la democrazia è o rappresentativa o plebiscitaria. Questa è una forzatura. E’ superficiale perchè “democrazia rappresentativa” puo’ essere applicata in forme diverse dalla nostra, che quindi non è l’unica. E’ una forzatura perchè tra la rappresentativa e la plebiscitaria vi sono altre possibilità intermedie.
    a rigore nella “democrazia” deve decidere il popolo, se lo fa tramite un rappresentante è già meno democratica, perchè il rappresentante potrebbe decidere diversamente dalla volontà popolare.
    La nostra costituzione nel momento che distingue “sovranità popolare” dall’ “esercizio della sovranità” pone una contraddizione in termini. Cosi anche il termine “democrazia” se è rappresentativa allora non è “pienamente” demo-cratica.
    Io credo che le forme attuali di democ-rappr. non siano ormai piu adatte ai tempi. Occorre andare verso un tipo di democrazia piu diretta, ovvero piu “compiuta”.

  5. Valerio, tu mi fai dire cose che non ho mai detto.
    Io non ho detto che il governo Monti non può essere criticato. Anch’io avrei un bel po’ di critiche da fargli. E penso che sia legittimo anche criticare il modo in cui questo governo è nato. Io me la prendevo con chi (più di un anno fa!) parlava in proposito di “sospensione della democrazia rappresentativa”. Questa era e resta una bestialità, perché il govenro Monti, dal punto di vista delle garanzie costituzionali, non è meno democratico di alcuno di quelli che lo hanno preceduto.
    Io non ho detto nemmeno che se la democrazia non è rappresentativa allora è plebiscitaria. Ho detto che una democrazia in cui è obbligatorio richiedere l’assenso del popolo per ogni atto è plebiscitario, e questo è vero in senso letterale (“plebiscitario” significa “che gode del consenso generale”, secondo il dizionario). Non escludo affatto che possano esserci forme intermedie.
    Per il resto, concordo sul fatto che la democrazia rappresentativa stia mostrando delle crepe nella sua capacità di governare la società, ma non penso affatto che andare verso forme di democrazia più diretta sia la soluzione. Al contrario, mi pare che proprio gli eventi storici recenti (e quelli italiani in particolare!) abbiano dato la prova di come sia facile manipolare il consenso attraverso il controllo dei mezzi di comunicazione, e di come il populismo abbia facile presa sulle masse a scapito di politiche di lungo respiro.
    La realtà è che la società di oggi è estremamente complessa e interconnessa, e la persona media non è capace di analizzarne le dinamiche in modo razionale. La democrazia diretta esaspera la ricerca del consenso immediato e non permette scelte lungimiranti: non credo proprio che sia la soluzione.
    Ne abbiamo la prova anche qui in Italia col Movimento 5 Stelle, che voleva portare in Parlamento la democrazia diretta con deputati che consultano periodicamente gli elettori via Internet, e ancora prima di eleggere un deputato si è trasformato in una dittatura in miniatura, con un capo che in modo letteralmente insindacabile decide le regole ed espelle chiunque esprima una critica. Grazie no.

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