Le insidie del pesce-bufalo

Pesce-bufalaCiao a tutti.
Mi rendo conto solo ora che sono più di tre settimane che non pubblico alcun post. Non era mia intenzione fermarmi per tanto tempo. In questi giorni sono presissimo con molti progetti, di molti dei quali non posso ancora parlare ma che sicuramente emergeranno presto anche su questo blog.
In ogni caso, da questo momento riprendono più o meno regolarmente le pubblicazioni. E volevo cominciare raccontandovi una cosa che mi è successa ieri.
Tutto è cominciato da un tweet di William Gibson che rimandava a un articolo sugli scacchi. Ho deciso di fare clic perché l’accoppiata Gibson/scacchi sembrava interessante. E sono arrivato a un’interessante intervista pubblicata in inglese da un sito specializzato tedesco, in cui Vasik Rajlich, autore di un apprezzato software per il gioco degli scacchi, descriveva il modo in cui aveva utilizzato molti mesi di tempo macchina su un supercomputer a 30 core per analizzare completamente la più comune apertura, il gambitto di re, e verificare la correttezza dell’analisi compiuta a suo tempo da Bobby Fischer su di essa. In pratica aveva computato ogni possibile partita giocabile dopo quell’apertura, per verificare, assumendo che ambedue i giocatori giocassero nel modo migliore possibile, quali risposte risultavano vincenti e quali perdenti. Il programmatore proseguiva spiegando come alla base di questo risultato ci fosse un algoritmo in grado di eliminare le partite “sicuramente perse” senza calcolarle fino in fondo, riducendo così di molto la quantità di calcoli da fare. Infine spiegava come l’analisi compiuta da Fischer fosse sostanzialmente corretta, ma non del tutto: alcune contromosse apparentemente perdenti risultavano invece vincenti, e viceversa.
Appena terminata la lettura dell’intervista, mi sono detto: questo è un risultato di portata storica. Considerato che all’inizio di una partita il bianco ha solo 20 possibili mosse per aprire, è evidente che basta impiegare una potenza di calcolo di un solo ordine di grandezza superiore per analizzare l’intero gioco degli scacchi. Era l’argomento ideale per un articolo: di sicuro interesse scientifico, ma anche pieno di spunti interessanti per “l’uomo della strada”. Il pezzo mi si stava già scrivendo in testa da solo: avrei cominciato citando la famosa leggenda sull’origine degli scacchi, in cui l’inventore del gioco chiede in cambio un chicco di grano per la prima casella, due per la seconda, quattro per la terza e così via, giungendo a un numero esorbitante, per dare al lettore l’idea di quante possibili partite esistano e di quanto fosse straordinario l’essere riusciti ad analizzarle tutte in blocco. Dovevo solo decidere a quale testata l’argomento interessasse di più.
A quel punto è arivato un secondo tweet di William Gibson, in realtà un retweet di un suo follower che lo informava che si era trattato di un pesce d’aprile. Gli stessi autori dello scherzo spiegano che la potenza di calcolo necessaria per fare una cosa del genere è superiore di 25 ordini di grandezza rispetto a quella oggi disponibile.
A quanto pare ci ero cascato completamente. La mia unica consolazione è quella di essere in buona compagnia. Non solo prima di me ci era cascato William Gibson, ma pare che gli autori siano stati tempestati di richieste di interviste da giornali e televisioni di tutto il mondo!
Credo che questo episodio mi abbia impartito una sana lezione di giornalismo. Mi piace pensare che, se avessi veramente dovuto scrivere un articolo su questo argomento, avrei comunque scoperto lo scherzo prima di arrivare alla pubblicazione. Ma cosa sarebbe successo se, invece che scrivere per settimanali e mensili, io fossi stato il redattore di un quotidiano? Molto probabilmente avrei buttato dentro la notizia senza troppe verifiche per evitare che ci arrivasse prima qualcun altro. Ed è così che nascono le bufale.
Credo sia necessario tenere presenti le seguenti regole:

  • Mai fidarsi ciecamente dell’autorità. William Gibson è una persona informatissima sugli argomenti più disparati e all’avanguardia, ma nemmeno lui è infallibile: infatti in questo caso ha diffuso una notizia falsa credendola vera. Non bisogna mai dare per scontato che qualcuno abbia già controllato la veridicità della notizia prima di noi.
  • Se è plausibile, non vuol dire che sia vero. Se mi avessero detto semplicemente che un supercomputer era riuscito a calcolare tutte le possibili partite a scacchi, avrei risposto senza esitare che era impossibile. Ma questo pesce d’aprile ha minato il mio scetticismo descrivendo una tecnica per diminuire l’ordine di grandezza dei calcoli necessari. Una spiegazione del tutto plausibile, se non fosse che la riduzione non è sufficiente. Anche le affermazioni plausibili vanno verificate.
  • Attenzione agli argomenti che non si conoscono abbastanza. Io so giocare a scacchi, ma non sono certamente un esperto. L’articolo-pesce era pieno di indizi che suggerivano la sua vera natura. Un esperto di scacchi avrebbe trovato incredibili le conclusioni cui giungeva l’analisi, e si sarebbe insospettito, mentre io non ci trovavo niente di strano. È facilissimo prendere cantonate negli argomenti di cui si ha solo un’infarinatura.

Ovviamente queste regole non sono facili da applicare. La verità è che, se io scrivessi solo di argomenti che conosco assolutamente alla perfezione, e solo dopo aver verificato ogni singola affermazione contenuta nell’articolo, probabilmente non scriverei più nulla. Tuttavia oggi i tempi del giornalismo sono diventati talmente rapidi che diventa obbligatorio non abbassare mai la guardia. Non si sa mai quando il pesce-bufalo potrà colpire.

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2 risposte a “Le insidie del pesce-bufalo

  1. A riguardo del giornalismo mi e’ molto piaciuto e mi ha fatto riflettere il racconto “The Scoop”, capitolo 2 del volumetto “Life in the big city” della serie Astrocity di Kurt Busiek (Consiglio vivamente la lettura di questo fumetto e di Astrocity in generale). Condivido Marco le tue riflessioni, che sono molto piu’ pressanti nella civilta’ “connessa” di quanto non lo fossero un tempo, pur essendo valide in assoluto.
    Ciao
    L’Antico

    • Non ricordo più l’episodio Scoop, ma ho letto Astrocity tempo fa ed è davvero un bel fumetto. Mi hai fatto venire voglia di rileggerlo.

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