Pacific Rim

Nel prossimo futuro, una breccia si apre sul fondo dell’Oceano e cominciano a uscirne enormi mostri alieni asssetati di distruzione. Per contrastarli vengono costruiti gli Jaeger, colossali robot da combattimento. I mostri però diventano sempre più forti e, mentre gli esseri umani fuggono dalle coste, gli ultimi robot si riuniscono a Hong Kong per tentare una disperata resistenza…

Per questo film esistono due possibili recensioni:
Recensione per chi vuole vedere un film di robottoni che si picchiano coi mostri spaziali:
Chiunque sia stato ragazzino negli anni ’80 stava aspettando da oltre trent’anni che arrivasse un film spettacolare e ben fatto coi robot giganti giapponesi accanto ad attori veri. Ebbene, l’attesa è finita. Guillermo Del Toro vi ha preparato un film interamente dedicato ai robottoni.
E quando dico interamente, parlo sul serio: in questo film non vi dovete sorbire insipide storie d’amore, melensi conflitti familiari, o tutta quella roba che nei film tratti dai supereroi Marvel passa per “approfondimento del personaggio” (ma in realtà è fuffa per riempire gli spazi tra un combattimento e l’altro). Qui ci sono solo combattimenti e preparazione ai combattimenti. E stop.
E i combattimenti, inutile dirlo, sono fatti benissimo. Se siete disposti a credere che il modo migliore di affrontare un mostro colossale non sia quello di bombardarlo, bensì di costruire un robot alto centinaia di metri che lo prenda a cazzotti o usi una petroliera come clava per picchiarlo, troverete le azioni estremamente realistiche, comprensibili e coinvolgenti, e i robot degni di tutta la tradizione dei mecha giapponesi.
Menzione speciale per le musiche di Ramin Djawadi, che riescono a rendere alla perfezione l’atmosfera da “colonna sonora di videogioco” senza mai risultare noiose o fastidiose.
Certo, il film qualche difetto ce l’ha. I personaggi sono quasi tutti integralmente stereotipati e, se non ci fossero i due scienziati pazzi e il contrabbandiere di “frattaglie di mostro” magistralmente interpretato da Ron Perlman a portare un po’ di divertimento, il film risulterebbe davvero greve. Inoltre, dal punto di vista della strategia militare, una puntata media di Gundam risulta più convincente di Pacific Rim, dove alcune delle cose che vengono dette non hanno senso, o sembrano supercazzole buttate lì solo per far succedere le cose. (Esempio: a un certo punto i mostri emettono qualcosa che sembra un impulso elettromagnetico, che spegne tutti gli Jaeger. Ma se possono fare una cosa del genere, perché non la rifanno poco dopo, quando sarebbe molto più utile? Ma soprattutto: uno dei robot non va fuori uso, e la spiegazione è che, mentre tutti gli altri robot sono “digitali”, questo è un vecchio modello e perciò è “analogico”. Mi spiegate perché mai un robot gigante costruito tra quarant’anni dovrebbe essere “analogico”, quaunque cosa significhi?)
Ma son piccole cose: se un film riesce a far applaudire la platea a scena aperta quando un robottone tira fuori la spada (è successo quando l’ho visto io), vuol dire che è sostanzialmente riuscito.
Recensione per chi vuol vedere un film di Guillermo del Toro, il regista di Il labirinto del fauno:
Qui cominciano le dolenti note. Se andate a vedere Pacific Rim perché siete fan di un regista che ha sempre mostrato di saper coniugare divertimento e profondità nel proprio cinema, cascate male. Perché questo film è bello da vedere, ma è decerebrato quanto quello di un qualsiasi mestierante hollywoodiano.
E sì che gli spunti non sarebbero mancati. A cominciare da questi mostri vomitati dal profondo della Terra che già nei film di Honda volevano esprimere la paura della contaminazione nucleare (e che qui invece non esprimono un bel niente).
Il problema purtroppo sono i personaggi, talmente monodimensionali che è impossible fargli dire qualcosa. Anche le migliori occasioni vanno sprecate: l’idea per cui i robot sono troppo grandi e complessi per un solo cervello umano, per cui vanno guidati da due uomini in reciproca simbiosi mentale, aveva il potenziale per generare infinite situazioni morbose, conflittuali o stranianti, ma non viene minimamente sfruttata.
In generale, la trama non presenta situazioni interessanti perché mancano avversari interessanti. Non c’è nessun vero conflitto tra gli esseri umani, e l’unico “cattivo” è un pilota che fa il bulletto senza una vera ragione. Mentre i mostri spaziali sono totalmente privi di personalità, e anche quando abbiamo l’occasione di guardare nel loro mondo e nei loro cervelli non scopriamo nulla di inquietante. Non fatemi dire che cosa avrebbe fatto Cronenberg di uno spunto del genere.
I temi politici sono poi del tutto assenti. A parte una frecciata nemmeno tanto convinta contro i politici inetti in generale, è difficile dare una qualsiasi interpretazione politica al tutto. Unica eccezione, la scena in cui la folla, avendo capito che il mostro sta cercando una persona in particolare, le fa il vuoto intorno: efficacissima, ma slegata da qualsiasi discorso.
Insomma, mi spiace deludervi, ma Del Toro ha fatto un film totalmente privo di contenuti. Certo, rispetto a Michael Bay il suo è un cinema molto più raffinato, pieno di riferimenti e citazioni, ed esteticamente molto più bello. Ma la piattezza intellettuale è quasi la stessa e, peccato mortale, non c’è nel suo film assolutamente nulla di spaventoso. È solo un giocattolo.
 
Concludo con alcune note:

  • Se vi state chiedendo che tipo di spettatore sia io, faccio parte della seconda categoria: nonostante infinite visioni di Goldrake, Il grande Mazinga, Jeeg robot d’acciaio , Danguard, Gaiking, Daitarn 3, Gundam e simili, speravo comunque in un film del Del Toro che conoscevo.
  • Non lasciate la sala prima di arrivare a metà dei titoli di coda! C’è una scena che merita.
  • Non ho visto il film in 3D: ho preferito vederlo sotto casa, anche se temo di essermi perso qualcosa.
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3 risposte a “Pacific Rim

  1. secondo me Guillermo del Toro ha fatto bene a non contaminare la storia con uno qualsiasi dei punti elencati nella seconda parte del post, Pacific Rim è nato con l’intenzione di diventare IL “film di robottoni che si picchiano coi mostri giganti” e penso proprio che sia riuscito nell’intento. L’unica concessione che Del Toro si è fatto è la scena con la bambina.
    Sarebbe potuto essere un film migliore con qualcuno di quei spunti? probabilmente sarebbe piaciuto a più persone ma avrebbe perso parecchi punti agli occhi dei fan del genere che in fondo rappresentano il vero target del film

    • Beh, mi sembra di averlo detto chiaramente nella recensione: considerato dal punto di vista dell’appassionato del genere è un ottimo film. Da parte mia però penso che qualunque opera di genere (non parlo solo di film, ma anche di romanzi, fumetti, canzoni) non debba solo rispettare i parametri del suo genere, ma anche saper dire qualcosa al di fuori di esso. Altrimenti significa che è totalmente prevedibile, e magari potrà piacere molto sul momento, ma domani sarà già dimenticata.
      Del Toro nei suoi film precedenti si è sempre dimostrato un artista, in grado di mettere la sua personalità anche all’interno di film di genere. Se invece si limita a fornire quello che unc erto pubblico gli chiede, non è più un artista ma un mestierante. Io ai mestieranti preferisco gli artisti. Libero chiunque di avere la preferenza opposta.

  2. La faccenda analogico/digitale penso sia una semplificazione per esprimere con una battuta ad effetto il concetto in ballo. Il punto è che l’impulso emesso dai mostri ha messo fuori uso tutto quel che era collegato a una fonte di energia elettrica, ma l’altro robot può essere fatto partire perché ha fonte energetica atomica (ed era disattivato, quindi non ha subito l’impulso). Che poi rimane sicuramente traballante come cosa, ma insomma, il senso direi che è quello.
    L’arma a impulso non ce l’hanno “i mostri”, ce l’ha un solo mostro specifico, lo emette tramite una specie di ghiandolone che ha in testa. E non viene più usata perché il robot “analogico”, appena arrivato sul posto, la prima cosa che fa è strappargliela (anche perché comunque le sue componenti “digitali”, che ci sono, una volta in funzione ne subirebbero gli effetti).
    Mi dirai: “ma perché gli alieni non mettono quell’arma a tutti i mostri?”, e non avresti torto, ma qui si tratta di accettare lo spunto di partenza che vede tutti i mostri uno diverso dall’altro, con armi e poteri diversi, come se fossero il mostro della settimana in una vecchia serie TV. Poi c’è anche il fatto che magari gli alieni non hanno riferimenti precisi (e soprattutto immediati) su quel che i mostri combinano dalla nostra parte, quindi vanno anche un po’ a tentativi.
    Ad ogni modo, secondo me sbagli a dire che qui non c’è il solito Del Toro e il suo saper inserire contenuti “altri”. Certo, sono meno approfonditi e meno evidenti che in altri casi, ma nel mondo dipinto, nelle idee, nella caratterizzazione e nello sviluppo di alcuni personaggi, c’è più di quanto appaia a uno strato puramente superficiale. Poi, certo, rimane tutto sottomesso al voler fare il film di robottoni: ma attenzione, qui non si tratta di dare al pubblico quel che chiede, era Del Toro per primo a volersi divertire facendo il film dei robottoni che fanno wrestling contro i mostri giganti. 🙂

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