
Tra mezzo secolo, l’Australia è ridotta a un deserto di polvere senza vegetazione, dove per girare all’aperto è consigliabile usare giacche protettive, occhiali e filtri. Tao-Yi e Navin sono una giovane coppia benestante, che raramente esce di casa, e lavora e passa gran parte del tempo libero immersa in una realtà virtuale chiamata Gaia. Tuttavia Tao-Yi, che deve dedicarsi anche alle cure di una madre anziana, non apprezza molto la realtà virtuale, mentre Navin, che su Gaia può sfuggire alle sofferenze che gli procura un corpo malato, non vorrebbe mai lasciarla. Quando viene introdotta una tecnologia che permette alle persone di abbandonare il proprio corpo e trasferirsi permanentemente nella realtà virtuale, la frattura nella coppia si aggrava…
Ho scoperto l’esistenza di Grace Chan attraverso il bellissimo racconto Aly, e mi sono subito messo alla ricerca di altri suoi testi da leggere. Con enorme sorpresa ho scoperto che il suo finora unico romanzo era già stato tradotto in Italia più di un anno fa dall’editore torinese Sui Generis (che, confesso, non avevo mai sentito nominare prima). L’ho subito comprato, e non ne sono rimasto deluso.
I concetti fantascientifici su cui si basa Every Version of You non sono nulla di particolarmente originale; si potrebbe dire che sono ormai quasi dei luoghi comuni all’interno della fantascienza (basti guardare una serie televisiva come Upload): la realtà virtuale condivisa, e la digitalizzazione della coscienza. Quello che rende il romanzo degno di essere letto è però la grande sensibilità psicologica con cui il tutto viene messo in scena.
Per tenere desta l’attenzione del lettore, Grace Chan non ha bisogno di titillarlo con pericoli mortali o complotti, e nemmeno con antagonisti malvagi o sleali. Il bello di Every Version of You è che ci possiamo immedesimare in tutti i personaggi: Tao-Yi e Navin, come pure le persone che li circondano, hanno ragioni perfettamente comprensibili per compiere le loro scelte, e proprio per questo soffriamo con loro, nel contemplare l’inevitabilità delle fratture che si creano nelle loro relazioni. L’autrice è davvero magistrale nel descrivere l’effetto della tecnologia sulla psiche.
Anche se il libro è anche un atto d’accusa nei confronti del presente, rappresentando un mondo in una crisi climatica tanto irreversibile da rendere attraente per quasi chiunque una fuga verso una realtà artificiale, l’autrice si astiene dal descrivere come ci si è arrivati. Su questo devo dire di essere ambivalente nel giudizio. Da un lato ritengo che l’originalità e il valore del romanzo sia proprio nel suo essere profondamente filosofico, nel concentrarsi sul significato delle cose attraverso l’emotività della protagonista. Dall’altro però ho trovato il libro un po’ carente nella sua descrizione della società futura. Tutti i personaggi sembrano lavorare all’interno dell’industria culturale o del benessere, e non è chiaro né chi produca i beni materiali necessari, né come vengano prese le decisioni politiche. Immagino che forse approfondire questi temi avrebbe distolto da quello che è il nucleo tematico del romanzo, però penso che qualche dettaglio in più avrebbe giovato alla solidità dell’ambientazione.
La traduzione mi è sembrata molto curata, scorrevole e con la giusta attenzione ai dettagli. L’unica critica che farei è sull’uso dello schwa, che mi è sembrato messo un po’ a casaccio e senza rispettare le regole normalmente usate dall’italiano inclusivo (si tratta comunque solo di una manciata di pagine, lo dico anche a beneficio degli odiatori dello schwa che si rifiutano di approcciare libri che contengono questo simbolo).
In ogni caso consiglio molto questo libro, che mi ha tanto coinvolto dal dispiacermi di essere arrivato alla fine.