I am back to save the universe

RadioheadFino a ieri la notizia era: i Radiohead stanno registrando un album senza avere un contratto con una casa discografica. Oggi la notizia è che continueranno a farne a meno.
Chi si reca sul sito della band può prenotarsi per ottenere il disco direttamente, secondo due modalità alternative.
Se siete dei fan sfegatati o degli audiofili persi, pagando circa 58 € si ottiene il diritto a scaricare i file del nuovo album, e a ricevere successivamente a casa, tra un paio di mesi, il cosiddetto discbox, cioè una confezione contenente il CD-Audio del nuovo album, un secondo CD-Audio contenente altri brani inediti e immagini, e una seconda versione dell’album su doppio vinile.
Ma ora viene il bello. Se vi accontentate di scaricare i file dal sito, potete farlo al modico costo di… quello che volete. Proprio così, l’offerta è libera. Potete remunerare l’artista con la cifra che potete permettervi e vi sembra opportuna.
A me questa sembra una mossa rivoluzionaria, ben al di là degli incerti tentativi di autopromozione o marketing virale portati avanti da altri musicisti. Qui i Radiohead stanno dicendo, senza possibilità di equivoco, che la loro musica è di tutti, che chiunque può usufruirne senza problemi. E c’è da scommettere che sarà una mossa vincente e che tra contributi liberi, discbox e concerti incasseranno molto più di quanto avrebbero ottenuto affidandosi alla distribuzione di una casa discografica, piccola o grande che sia. Poi dicono che i musicisti rock non possono cambiare il mondo.
(Unico neo: non hanno indicato in che formato saranno i file da scaricare. Ma scommetto che ci sarà ampia scelta.)

Qualche giorno fa ho intervistato al telefono un vecchio arnese del rock’n’roll come Francis Rossi degli Status Quo. Mi ha detto: “Se le case discografiche sono in declino è perché hanno guadagnato troppi soldi. Gira troppo denaro, c’è gente che pretende di girare il mondo in jet e trovare ad aspettarlo in ogni città il suo cibo preferito, il suo drink preferito e una prostituta a disposizione. Mentre i giovani artisti hanno sempre meno occasioni. È necessario trovare un diverso equilibrio.” Come dirlo meglio?

(Questo post l’avevo scritto per Macchianera, solo che un problema tecnico mi ha impedito di inviarlo laggiù. Ora l’ho fatto, in maniera leggermente più meditata.)

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2 risposte a “I am back to save the universe

  1. Scelta sicuramente condivisibile. E’ anche chiaro che come strategia pubblicitaria-commerciale funzionerà, ma solo perchè i Radiohead sono già famosi. E perchè sono i primi che la mettono in pratica (o meglio: sono i primi fra quelli famosi, ché magari qualche sconosciuto l’ha già fatto ma non se l’è cagato nessuno)

  2. Il problema e’ che le case discografiche sono ingorde, per cui non penso che i Radiohead la passeranno liscia, da qualche parte il sabotaggio uscira’ (meno passaggi alle radio, meno pubblicita’, meno persone disposte a collaborare con loro). Plaudo al loro tentativo, ma ritengo che la via d’uscita dall’attuale oppressione delle case discografiche dovra’ passare da altre parti…

    Ciao

    L’Antico

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